Il Tabù dell’Età lavorativa
Il Tabù dell’Età lavorativa
Perché a 50 anni sei diventato un “Peso”?
Diciamoci la verità, quella che pochi hanno il coraggio di scrivere negli annunci di lavoro: esiste una data di scadenza invisibile stampata sulla nostra fronte.
Il Tabù dell’Età lavorativa, superati i 50, per il mercato del lavoro non sei nemmeno più una risorsa, la parola risorsa è stata introdotta non a caso, ovviamente, depersonalizza. Diventi un’incognita, guardi il mondo con la tua di esperienza e certe leve non funzionano. Conosci certe dinamiche, riconosci certi giochetti.
Vieni considerato semplificando un costo. È il grande paradosso di oggi: la società invecchia, l’età pensionabile si sposta sempre più avanti, ma le aziende sembrano voler assumere solo persone che hanno 25 anni e 30 di esperienza. Non ho sbagliato a scrivere questi numeri.
Tante aziende hanno seguito le sovvenzioni, la decontribuzione che era per un paio di anni dedicata agli “over 50” e poco dopo per un paio di anni dedicata agli “under 35”.
Cosa ha comportato questo? Un movimento di persone che si sono trovate disallineate. L’over 50 molto probabilmente è stato assunto per il vantaggio fiscale e non per poter condividere la propria esperienza sul campo. All’under 35 non è stato accompagnato da qualcuno che potesse sostenerlo.
Quindi, questo oscillare di vantaggi di decontribuzioni non ha portato altro se non un apparente temporaneo “beneficio”.
Di conseguenza, non si sono creati gruppi di lavoro coesi, non è stato possibile crescere insieme e le aziende non si sono accorte che gli mancano le basi solide. Quindi, adesso hanno proprio bisogno di qualcuno che è pronto, che ci sappia fare e NON possono permettersi più di investire in qualcuno che ha l’idonea esperienza. Costa troppo.
Risultato? Cercano uno giovane, ma autonomo, pronto, con esperienza.
Va anche detto che per farsi un’esperienza, uno ha da sentirsi parte dell’azienda per un certo periodo e quindi, dal mio punto di vista, questa esperienza di un giovane è molto difficile da trovare, dato che i posti dove uno possa perdurare sono diventati rarissimi.
Sai, prima di scrivere questo ho letto migliaia di annunci. Non scherzo, è tre anni che osservo il mondo di lavoro, oltre ad avere io stessa una certa esperienza.
Trovare persone giovani che abbiano una storia in un’azienda di almeno tre anni è una cosa rara.
Torniamo sul punto.
Il Tabù dell’Età lavorativa
Cosa succede quando hai 52, 55 o 58 anni e ti rimetti in gioco?
Io elenco alcune cose che vedo, tu potrai contribuire con le tue per poterne prendere tutti consapevolezza, di ciò che accade.
- L’ombra del “Troppo Esperto”: Ti dicono che sei troppo esperto. Ma cosa significa davvero? Significa che hanno paura che tu sappia fare il lavoro meglio del tuo capo. Significa che non possono offrirti uno stage o un posto pagato “il giusto” mascherato da impiego.
- Il mito del NON Digital: Ti guardano come se non sapessi accendere un computer. Ignorano che la tua generazione ha posto le basi per l’era digitale, l’ha vista nascere e ha imparato ad adattarti ad ogni cambiamento, mentre oggi ci si perde dietro l’ultima app di tendenza, si scrive le email con l’algoritmo. Si aspetta la risposta all’email e se non arriva, si dice: io ho scritto, non è colpa mia. Tu, probabilmente per certe cose alzavi il telefono e non permettevi che una cosa che era da fare, sciamasse nel nulla delle terre di nessuno.
- La Memoria Storica cestinata: Le aziende rottamano i senior per risparmiare, per poi accorgersi — mesi dopo — che nessuno sa più come gestire un imprevisto, come trattare un cliente difficile o come far quadrare i conti quando il software contiene dei dati ordinati, ma casuali.
Hanno trasformato il Senior, l’esperienza in una colpa.
Ti fanno sentire “vecchio” in un mondo che ha disperato bisogno di equilibrio, di competenza e di quella calma che solo chi ha già visto tutto può avere.
C’è un aspetto fondamentale che si fa finta di non vedere: un’azienda senza senior è un’azienda senza radici. È una nave che viaggia veloce, ma che non sa dove andare quando arriva la tempesta.
E tu? Ti sei mai sentito messo all’angolo solo per l’anno di nascita scritto sul tuo documento?
Ti hanno mai fatto pesare la tua esperienza invece di ringraziarti per averla messa a disposizione?
Parliamone. Perché restare soli con questo peso lo rende solo più insopportabile. Insieme, invece, possiamo ridare valore a ciò che conta davvero: il saper fare.
Ci fanno credere nell’inclusione. Includiamo realmente la nostra esperienza a mezzo la condivisione. Ciò che è va visto proprio per come è.







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