L’Algoritmo contro l’Esperienza
L’Algoritmo contro l’Esperienza
Quale è il tuo valore e cosa c’entrano “le diciture in codice”?
La parola contro è una scelta consapevole.
A te forse non è successo? Hai passato tanti anni sul campo. Hai affrontato di tutto e di più, hai esperienza, hai lavorato in dei posti dove quell’esperienza ti faceva sentire “una certa confidenza e forza” e riconoscevi “un dato certo valore in te”, il tuo contributo per l’azienda.
Poi qualcosa è cambiato.
- Se ti sei adeguato e hai accettato il compromesso di piegarti, sei ancora lì. Tuttavia, oggi il tuo lavoro non è come prima. È un labirinto di urgenze ed emergenze dove non c’è più la tua via.
Non è così? Ti senti soddisfatto a quelle condizioni? Dove c’è una carotina che pende davanti ai tuoi occhi e l’avrai, sì, se accondiscendi. Ma l’avrai sempre domani. Sebbene, tu vivi sempre nell’oggi.
- Se non si sei adeguato, sarai stato prima additato, criticato, corroso e poi espulso o almeno “invitato” a cambiare il posto. A rinunciare a tutto ciò che eri, a trovarsi senza un ruolo e senza uno stipendio. Alla stregua di proposte a ribasso, ad ascoltare gente che ti guarda con sospetto quando dici delle cose che sono “ovvie”, ma loro non ci hanno pensato.
Oggi hai la pelle dura e magari vedi ancora cose che altri non vedono e avresti voglia di fare.
Aggiorni il tuo CV, o forse è la prima volta che lo scrivi in tutta la tua vita lavorativa.
Prima bastava una chiamata, un qualcuno che ti aveva cercato, o eri tu a trovare un annuncio, o a incontrare un ex collega che ti diceva che nel suo gruppo di lavoro serviva uno come te. Bastava quello per organizzare un incontro e da lì poi si poteva incontrare il tuo nuovo posto di lavoro.
Oggi non è più così, ovunque ti chiedono un curriculum e deve essere scritto anche “in un certo modo”, devi inserire alcune parole chiave (quelle che io chiamo diciture in codice) come “problem solving”, “leadership”, “resiliente”, “dinamico”, anche se non parli inglese, e se parli inglese sai che quelle parole potenzialmente fanno male. Infine, la resilienza cosa è? Se non la capacità di piegarsi e non spezzarsi. Essere “dinamici” cosa è se non farsi andare bene ogni e qualsiasi situazione.
Scriverle, vuol dire che ti rendi disponibile.
Fatto sta che ad un certo punto completi questo documento, seguendo le numerosissime indicazioni trovate on line per come renderlo “giusto”, lo carichi sul portale aziendale o su una piattaforma con un po’ speranza e… niente. Nemmeno un “no”. Solo il vuoto.
Sai perché? Perché tra te e quella scrivania o quell’officina, non c’è un essere umano.
C’è un’altra sigla in inglese, l’ho cercata appositamente per farci comprendere che, l’ATS (Applicant Tracking System) è un algoritmo programmato per cercare parole chiave, non persone.
Quindi, se sei una persona, quindi scrivi ciò che hai fatto e ciò che davvero fai, non ti troverà. Se hai scritto invece tutte le parole di moda, hai forse una qualche chance.
Il dramma di oggi è questo: la selezione del personale è stata affidata in nome dell’efficienza a dei calcolatori che non sanno leggere tra le righe o ancora peggio. A persone che si affidano i calcolatori e quindi si affidano ad essi ed il loro lavoro è spuntare le righe delle competenze che corrispondono a ciò che si sono fatti scrivere dallo stesso algoritmo per formulare quel dato annuncio.
È come fosse un gioco, quello dove devi trovare le similitudini e corrispondenze.
Dove porta questo? La conseguenza è che contano le parole e non l’esperienza reale.
Esempi pratici:
- L’algoritmo cerca la “certificazione X”, ma non vede che, chissà, magari tu stesso hai creato un modo in un’altra azienda per fare quel dato lavoro che oggi, dopo tanti anni prevede una certificazione. Non sei certificato? Non vai avanti.
- L’algoritmo scarta chi ha un “buco” di sei mesi nel Curriculum Vitae. Fa niente che magari in quei sei mesi ti stavi prendendo cura della tua famiglia e/o di te stesso /te stessa. Che quel tempo ti sia servito a reinventarti, perché non sei incline ad accettare dei compromessi. Non c’è “la motivazione giusta”? Non vai avanti.
Se non hai lavorato tutti i tuoi giorni fino a qui, non vali? Per comprendere le tue motivazioni occorrerebbe un dialogo ed un reale interesse di conoscerti.
- L’algoritmo ti etichetta come “Overqualified” (troppo qualificato). Un’altra parola inglese, molto elegante per dire: “Hai troppa esperienza, è difficile farti fare ciò che tu non vorrai fare.” Per giunta, date le competenze, costerai di certo troppo e magari porrai delle domande dove queste non devono essere fatte.
Come ti fa sentire? Quel foglio CV che hai strutturato seguendo tutte le indicazioni del caso adesso è una cosa che non solo non ti fa trovare un impiego, ma anche, dà luogo potenzialmente ad un certo sconforto. È come se venti o trent’anni di vita vissuta venissero ridotti a un file che per giunta pochi, se non nessuno, legge. Un file non renderà mai nemmeno l’idea di ciò che sei. Lo puoi fare tu, parlando con il diretto interessato.
Si è diventati invisibili.
Le aziende non trovano persone competenti? Intanto hanno adottato software e sistemi e servizi che cestinano i profili più solidi solo perché non hanno usato il formato giusto o la parola di moda in inglese, decidendo di scrivere in italiano e non usare parole che non corrispondono al loro modo di essere.
Voglio chiederti di condividere:
Quante volte ti sei sentito dire (o hai percepito) che sei “troppo” per un posto di lavoro?
Hai mai avuto la sensazione che il tuo valore fosse diventato un ostacolo invece che un ponte?
Non restiamo in silenzio. Se c’è qualcosa che è rotto e non funziona, potresti, o meglio NON sei tu.
Va detto che se un lavoratore non si trova, non è perché non c’è, ma forse è perché non si adotta un modo consono per incontrarlo, per conoscerlo e non si vuole riconoscergli economicamente il valore della sua esperienza.
Condividi la tua esperienza con i portali di candidatura. Rompiamo questo muro di vetro insieme.







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