I 2 mondi – la narrazione e la vita lavorativa
I 2 mondi – la narrazione e la vita lavorativa
Il racconto raccontato e il certo vissuto incerto
“Non si trova personale.”
“I giovani non hanno voglia di lavorare.”
“Mancano le competenze specifiche.”
Quante volte avete sentito queste frasi negli ultimi mesi? E anche tante altre analoghe.
Sono diventate una specie di rumore di sottofondo del mondo lavorativo. L’economia appare a momenti in crescita e poco dopo in crisi, a seconda il momento, quasi anche in giornata.
Beh, sarà un caso o non lo sarà, ma quando cerchi lavoro, è facile che non sia mai il momento giusto. O almeno non per te.
Ma, in contempo leggi tanti e diversi annunci di lavoro che a stento comprendi cosa vogliano, spesso pieni di termini inglesi e poi, come se non bastasse, ti capitano sotto le mani anche degli articoli dove le aziende dicono che, ahimé, non trovano i lavoratori, alcune al punto di trovarsi costrette a tappezzare i pullman per estendere la ricerca, per quanto sono disperati.
Dimmi. Non vi viene da dire: Miiiiii io ci sono!!! ?
Sai cosa?
Io non credo più a certi racconti.
Non credo che il lavoratore non si trovi.
Sono scuse. Comode “narrazioni” (termine funzionale introdotto ad un certo punto anni fa) per non guardare in faccia una realtà ben più amara. Quella del caos e quella dell’inefficienza.
Perché se guardiamo il mondo reale, quello nel quale ci svegliamo ogni giorno, vediamo che: dozzine di persone — tra le quali dei professionisti con esperienza, dei giovani carichi di energia e volenterosi ad imparare, over 50 diversi con reale significativa esperienza da tramandare, qualsiasi funzione, qualsiasi ruolo, tantissime persone piene di volontà di lavorare e realizzare sé stessi —si propongono quotidianamente e ricevono solo silenzio o porte in faccia.
Viviamo in due mondi oramai divisi:
- Il mondo RACCONTATO (finto): Quello dei convegni che testimoniano “successi” e delle aziende che piangono miseria, sostenendo che non si trovano i lavoratori.
- Il mondo REALE (vissuto): Quello delle persone che cercano un impiego dignitoso e si scontrano contro un muro di gomma fatto di algoritmi e pregiudizi.
Qual è la verità di quei due mondi?
È quella che ciascuno di noi vive sulla propria pelle, lontano dai titoli dei giornali.
Ho deciso di iniziare un percorso per unire questi punti.
Non per lamentarci, né per piangerci addosso, ma per comprendere cosa è che non va e far sì che le cose possano di nuovo funzionare.
Si inizia da dove si può iniziare, da sé stessi. Si fa quello che si può fare, nel presente, senza ne speranze o attese.
Puoi sentire cosa fa il sentirci soli o incompresi? L’effetto che ha su di noi questa cosa?
Nel condividere le nostre esperienze, tanti possiamo e possono trovare l’ispirazione e la forza per affrontare ogni giorno. Non più sfide, semplicemente passi da fare con consapevolezza di ciò che è.
Nei prossimi giorni condividerò i nodi che dal mio punto di vista hanno spezzato il semplice incontrarsi delle domande e delle proposte: ciò che ci raccontano che “migliorerà” e verrà fatto senza avercelo chiesto “per il nostro bene”, in nome dell’efficienza, della resilienza, della transizione – il tema degli algoritmi “che dovrebbero aiutare”, “il tabù dell’età”, le trappole della resilienza (e flessibilità) e qualsiasi cosa che viene fuori e conta anche ciò che proporrai o vorrai dire tu.
Tu, cosa vivi tu? Stai cercando lavoro? Da quando. Cosa vivi?
Ti è già capitato chi dice di non trovare nessuno proprio a te, mentre ti guarda negli occhi?
Raccontate la vostra verità qui sotto. Questo è il primo punto di una serie che scriveremo insieme.
Ci incontriamo qui, molto presto. Non restiamo soli.







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