Il Lavoro “Spezzato” – 1 ruolo – 0 funzione
Il Lavoro “Spezzato” – 1 ruolo – 0 funzione
Quando la flessibilità diventa frammentazione
C’era una volta la carriera. Era un viaggio per conoscere e mettere in campo delle abilità, dei talenti, svolgere una funzione, generare del valore. Oggi esiste il puzzle, dei pezzi sparsi qui e là che in un qualche modo “si cerca” di fare combaciare.
Lo chiamano “mercato dinamico”, ma per molti di noi la realtà è un lavoro “Spezzato e Spezzettato”: un pezzo di contratto a termine qui, una collaborazione esterna là, un part-time forzato altrove. Un vestito fatto di toppe colorate che, però, non tiene affatto caldo quando arriva l’inverno.
Questa frammentazione sta distruggendo la base della nostra stabilità, del resto anni fa ci hanno detto che ci sarà “una nuova normalità”.
Eccone alcuni aspetti del Lavoro “Spezzato” (1 ruolo – 0 funzione), nonché le conseguenze dell’accettare “determinate condizioni del mercato”, sono piuttosto sicura che già intimamente li conosci:
- L’impossibilità di pianificare: Come puoi chiedere un mutuo, aiutare un figlio negli studi o semplicemente prenotare una visita medica se non sai se il tuo contratto verrà rinnovato tra tre mesi?
- L’eterno “Periodo di Prova”: A 50 anni, ritrovarsi ogni volta a dover dimostrare tutto da capo in contesti che durano quanto un battito di ciglia è estenuante. Non sei un professionista, sei un “tappabuchi” che, per giunta, dicono, costa troppo.
- La perdita di identità: Se cambi azienda ogni sei mesi, senti di non appartenere a nulla. Diventi un mercenario per necessità, perdendo il piacere di costruire qualcosa di duraturo, di vedere i frutti del tuo impegno nel tempo.
Il sistema ci vorrebbe liquidi (fluid = liquido), ma alcuni di noi sono solidi, piacevolmente concreti.
Le aziende risparmiano sui contributi e sulla continuità, ma perdono la cosa più preziosa: la lealtà, il senso di appartenenza. Perché dovrei dare l’anima per un progetto che mi scade tra 90 giorni?
E poi se la prendono anche con i giovani che non hanno voglia. Tu, hai voglia di creare qualcosa che vedrai sfumare tra 90 giorni? O, a limite, se “andrai bene” ti si permetterà di proseguire, magari per un altro mese o due?
La verità è che questo modello non serve a produrre meglio, serve a gestire l’incertezza aziendale scaricandola interamente sulle spalle del lavoratore. Questo è.
Se chiedi a un vero imprenditore ti risponderà che cerca un lavoratore che entra, impara, contribuisce e resta a fare parte dell’azienda. Di certo valuta anche il costo e la parte economica, ma ciò che ha la priorità e la combinazione delle abilità rispetto alla funzione che è aperte nella sua azienda.
Quindi, per logica, è evidente che cambiare i lavoratori con la frequenza del cambio delle mutande equivale alla scena del Titanic, dove si ascolta l’orchestra suonare, mentre la nave continua ad affondare.
Qual è tua esperienza con i contratti “Spezzettati”?
Ti sei mai sentito intrappolato in una serie infinita di mini-impieghi senza mai vedere la luce di una stabilità reale? Come influisce questo sulla tua serenità quotidiana?
Diciamocelo chiaramente: la flessibilità senza sicurezza è solo precarietà travestita da opportunità.






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