La Dittatura della “Soft Skill” – 2 parole per inchiodarti
La Dittatura della “Soft Skill” – 2 parole per inchiodarti
Sei un professionista o un elastico?
“Cerchiamo persone resilienti, problem solving, capaci di gestire lo stress e di grande flessibilità.”
Sono delle “parole magiche”, quelle che devi dire per entrare nel club, per fare parte di un certo tipo di azienda.
Ti hanno allenato per anni, facendoti familiarizzare con questa parola.
Dimmi un po’, prima della pandemia, quante volte hai sentito pronunciare la parola resilienza?
Se non lavori in carpenteria o nella metalmeccanica, immagino poche o fino a quell’ora nemmeno sapevi cosa volesse dire riferito ad una persona. E’ un termine che indica un metallo resistente e flessibile in contempo. Lo puoi piegare e non si spezza.
Adesso, trasponi quel “lo puoi piegare e non si spezza” come qualità di un essere umano.
Cosa prevede? Il piegare o meglio il piegarsi..
Un imprenditore, ad esempio, piegandosi alle svariate esigenze del cliente, quale risultato ottiene?
Più ti pieghi e più verrai piegato, devi solo sperare che non ti spezzerai un certo qual giorno. Sbaglio?
Quante volte abbiamo letto queste parole negli annunci? Sembrano complimenti. Sembrano doti nobili, proprio per come ci sono state inculcate negli ultimi anni.
Ma fermiamoci un secondo e traduciamo il “codice aziendale” nel linguaggio della realtà dei fatti.
Nella maggior parte dei casi, ecco cosa ti stanno dicendo davvero:
- Resilienza: “Ti caricheremo di lavoro oltre ogni limite, e tu dovrai incassare senza lamentarti.”
- Gestione dello stress: “La nostra organizzazione è nel caos, i processi non funzionano, ma la colpa dell’ansia deve restare tua.”
- Problem solving: “Ti compete ogni e qualsiasi cosa, tu sei sempre responsabile di ogni e qualsiasi cosa. Ma non potrai cambiare niente, ti dovrai “limitare” a correre.”
- Flessibilità: “Dimentica i tuoi orari, i tuoi impegni personali e il tuo diritto al riposo. Devi coprire tutto. Tutto è urgente e quindi tu devi essere flessibile ad assecondare la nostra mal organizzazione.”
Siamo passati dal saper fare alla chiara richiesta di accettare di subire, proprio grazie nostra stessa disponibilità di includere queste parole magiche nelle nostre candidature.
Oggi non conta più solo quanto sei bravo a risolvere un problema tecnico o a gestire un progetto. Conta quanto sei disposto a piegarti senza spezzarti. Hanno trasformato delle doti psicologiche in requisiti contrattuali per giustificare ambienti di lavoro tossici o sotto-organizzati.
Se non ce la fai o non sei disposto a correre senza senso quando tu vedi una possibile soluzione a monte. Ti diranno “non c’è alternativa, “abbiamo provato tutto, non funziona”, “sappiamo tutto”, “non abbiamo bisogno che tu ce lo dica” Per dire che il loro “sistema” (che di fatto è un ammasso di procedure che nessuno attua) non è sbagliato, sei tu che sei “fragile” e “inadatto” e quindi sei tu che “vai controllato” e quindi pagato al minuto, magari gestendoti attraverso un’app.
Le persone non sono degli elastici. Si è persone e quindi si ha una propria vita, delle caratteristiche, dei talenti e delle volontà. Una salute mentale da proteggere e una vita oltre l’ufficio che non è un optional. La vera “competenza trasversale” dovrebbe essere l’etica (l’attuazione dei propri principi), il rispetto, l’onestà e la capacità di creare valore insieme. Questo non ha niente a che fare con il dichiararsi disponibili ad essere piegati per non dover cambiare nulla in ciò che evidentemente non funziona.
Ti è mai capitato?
Ti hanno mai chiesto di essere “resiliente” davanti a una disorganizzazione totale?
Hai mai sentito che la tua capacità di adattamento venisse usata contro di te per chiederti anche l’impossibile? (straordinari a non finire, interventi urgenti, cose che “non dovresti fare te” perché chi dovrebbe farlo non ne è capace, ma non si può dire)
Scrivi la tua esperienza qui sotto. È ora di smettere di chiamare “soft skill” quello che spesso è solo un tentativo di aggirare dei diritti, il rispetto e l’onestà.





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