Il Paradosso – 100% di risposta mancata
Il Paradosso – 100% di risposta mancata
I due mondi del lavoro che non si parlano più
“Non si trova personale” e “Ho inviato 50 candidature e nessuno risponde”.
Non ti suona familiare? È il mantra che spesso sentiamo o leggiamo.
Da una parte, alcune aziende che piangono perché “i giovani non hanno voglia” o “mancano le competenze”.
Dall’altra, una marea silenziosa di persone — molti dei quali over 50 con esperienza notevole — che si propongono quotidianamente ricevendo solo silenzi o porte in faccia.
Ciò che vedo è che viviamo in due mondi divisi.
Ti ricordo che la mia è una nuda esposizione di ciò che io osservo. La mia esperienza indica che si può cambiare tutto nella vita, partendo da un punto fondamentale, cioè, dalla consapevolezza. Questo è, tu puoi aggiungere un tuo punto di vista e tutti potremmo comprendere ciò che accade.
C’è un mondo RACCONTATO (finto): breve elenco delle motivazioni del perché NON risolvere l’impasse.
“Le competenze chiave NON combaciano.” – quindi, devi sempre adeguarti, imparare qualcosa che noi sai, fare dei corsi, mentre ciò che già è una tua abilità, un tuo talento, non trova spazio. Ti manca sempre qualcosa.
- Domanda: Dove è lo spazio per il tuo naturale talento? (direi che ci sarà un posto, dato che “il mercato” sta chiedendo delle competenze.
“Il mercato di lavoro è dinamico.” – quindi, è diventato normale che cambi il lavoro ogni anno, ogni qualche mese, o che non trovi lavoro.
- Domande: Quale è la dinamica reale? Quale è il vero intento? Dimmi, se dovessi investire tempo e soldi in un lavoratore, avrebbe senso cambiare così spesso? Ciò con cui tu puoi contribuire, lo metti in campo sapendo che il giorno dopo potresti essere da tutta un’altra parte?
“Cerchiamo talenti rari.” – trovo che a forza di lasciare dei posti vacanti, o peggio, lasciando sì che questi vengono occupati da persone che magari hanno talenti differenti, ma non quello che “ci vuole” per svolgere quella data funzione. Nel non sapere cosa fare, si cerca dei “tappabuchi”, o meglio i “tutto fare”.
- Domanda: Un’azienda, arrivata al punto di essere sottorganico rispetto alla funzione, può permettersi di rivalutare una posizione coperta da qualcuno che è inefficace? Per ingaggiare qualcuno che può svolgere bene quella funzione?
Potrebbe, ma la paura del cambiamento di fatto non glielo permette. E così, cerca qualcuno “da mettere sotto” per non cambiare quasi niente.
E c’è un mondo REALE (vissuto):
Dozzine di persone che cercano un impiego dignitoso ogni giorno.
Sì, dignitoso, perché la dignità cammina a fianco al rispetto. Le persone cercano un posto dove realizzare il proprio talento e sentirsi vive, appagate, anche a livello economico.
Funzioni base che restano scoperte nonostante le valanghe di Curriculum Vitae.
Come ho detto già prima, alcune aziende si trovano di fatto sottorganico e cercano qualcosa di più di ciò che strutturalmente gli serve.
L’esempio concreto può essere un manager che non è in grado di tenere le redini del lavoro e quindi cerca un qualcuno che esegue il lavoro, anche il suo, ma quel qualcuno non dovrà mai emergere. È mia considerazione personale che dal momento che uno cerca un operaio abile, lo trova, ovviamente, ha da organizzargli sia il lavoro che la strumentazione necessaria.
Il punto sta nel fatto che se il manager (di questo esempio specifico) non ha quelle abilità, cercherà un responsabile e gli vorrà far fare l’operaio e l’operaio resterà a casa.
Nessuno può essere contento in quel caso.
Aziende che usano la “mancanza di personale” come scusa per non ammettere modelli di selezione rotti o stipendi fuori mercato.
Si è stati “indotti” a prendersela gli uni con gli altri. Il carico fiscale è evidentemente molto alto. Lo sai che un’azienda per darti NETTI 2000 euro, ne sborsa 4000? Questo è un punto che ti indica il perché effettivamente l’azienda centellina. Il ché porta a fare emergere un semplice fatto – ogni persona ha da svolgere ottimamente la propria funzione, finché per tutti possa esserci un riconoscimento economico consono rispetto alla vita che oggi si vive.
Quanto ti serve, netto, per vivere bene? Ecco, quello è il tuo stipendio che ti serve. Occhio, non esagerare, ricorda il moltiplicatore (1,8-2,1) per l’azienda alla quale “hai da rendere” quel valore aggiunto, perché ci sia quell’opportunità di pagarti serenamente.
Gli stipendi sono fuori mercato e, dal mio punto di vista ci sono arrivati per disfunzione e per volontà.
La disfunzione è il NON riconoscere ciò che serve a livello funzione (ciò che uno serve che faccia) e la volontà di trattenere le risorse economiche, direi oggi forse l’unica leva rimasta.
Quanti lavorano solo per soldi? Perché tutti si ha un qualcosa da pagare e da portare avanti (la famiglia ad esempio)?
Qual è la tua verità?
Sei tra quelli che cercano e si sentono invisibili? o tra quelli che si sentono ripetere che “il lavoro non manca”?
Racconta la tua esperienza qui sotto. Questo è solo il primo punto di un percorso che faremo insieme: ribadisco, non per lamentarci, ma per unire i punti e capire cosa ha smesso di funzionare.
Sentirci soli o incompresi non cambierà le cose.
Condividere e prendere consapevolezza è il primo passo per cambiare le regole del gioco che nemmeno sapevamo di giocare.




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